Federico Garolla
Fotografie 1951 - 1971
Il percorso professionale e creativo
di Federico Garolla lungo il delicato trentennio successivo al
conflitto, è riflesso nei modelli di linguaggio che tutta
la fotografia italiana ha dovuto affrontare. Anzitutto il grande
sviluppo della stampa settimanale in rotocalco, quindi l'avvento
massiccio delle immagini a colori, e poi il proliferare dell'editoria
specialistica. Garolla ha attraversato con la sua fotocamera la
mutazione nella cultura e negli stili di vita del nostro paese,
e la crescita continua nel 'consumo' di massa delle immagini
per la verità non sempre corrispondente al loro valore.
La sequenza di fotografie che presentiamo in questo portfolio
offre un saggio parziale ma significativo del lavoro di Garolla
tra gli anni Cinquanta e i Settanta, ed offre una mirabile prova
dell'eclettismo che caratterizzava la sua produzione, nei confronti
della stampa periodica dell'epoca. (Le testate che egli cita nella
nota qui a fianco)
Alcune immagini 'introduttive' ci presentano il paese - ferito
e vitale - del dopoguerra. Le stesse atmosfere che il cinema neorealista
diffonderà nel mondo, quasi un messaggio congiunto di povertà,
dignità e inventiva
ancora estraneo ad ogni modello
televisivo. Subito dopo osserviamo lo straordinario esordio della
moda italiana con l'affermarsi dei primi creatori d'atelier. Da
Capucci a Valentino, da Veneziani a Schubert, alle sorelle Fontana.
Fuori, le modelle posano in surreali spazi urbani ancora non inquinati
dalla nevrosi del traffico. Quindi l'epopea gloriosa del nostro
cinema: registi ed attori, oggi simboli di valore artistico assoluto.
De Sica, Germi, Rossellini
a fianco di Anna Magnani, Gassmann,
Mangano, Mastroianni. Avanzano poi gli artisti - a loro modo anch'essi
'attori' di una stagione romana indimenticabile - gli scrittori
(con Moravia, Morante, Pasolini) ed infine alcuni miti del mondo
musicale, da Mina a Rubinstein. Sono quasi sempre ritratti 'ambientati',
con forti valori di luce ed ombra, dove lo sfondo racconta e rivela
quanto il primo piano, dove gesti e sguardi si aggiungono alla
nostra memoria, alle nostre opinioni. E non di rado le capovolgono.
Tra i fogli di questa sequenza fotografica è però
racchiusa anche l'ipotesi di una più ampia ricerca, nel
vastissimo archivio di Federico Garolla. Anzitutto perché
- a distanza di decenni - i documenti storici, soprattutto quelli
visivi, assumono sempre più spesso una loro preziosa valenza
culturale; segni che testimoniano simbolicamente, assieme allo
stile inconfondibile dell'autore, il clima di tutto un periodo
della vicenda nazionale. E poi perché il progetto - ora
in corso - di una selezione e presentazione organica delle opere
di Garolla, dovrà confermare il suo nome tra i protagonisti
più interessanti del fotogiornalismo italiano.
Cesare Colombo
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